Pino Mugo Kengai (thick trunk)

Questo vecchio Pino Mugo ha una lunga storia nella Scuola d’Arte Bonsai, fu infatti oggetto di una lavorazione da parte del Maestro Hideo Suzuki per la realizzazione di uno dei video didattici che volle realizzare a metà degli anni ’90 per spiegare lo stile Kengai (con tronco grosso) eseguendo la lavorazione di questo yamadori assieme al proprietario Bruno Mazza. La qualità delle foto è pessima perchè sono shot del video girato in VHS, ma la pianta è ben riconoscibile anche se il ramo più basso è stato tagliato perchè diventato nel tempo troppo lungo. Di recente ho acquistato questo esemplare da Bruno che lo ha sempre coltivato e mantenuto In questi trent’anni, dalla raccolta fino ad oggi. Negli ultimi anni la pianta è stata lasciata libera di vegetare e necessita ora di un nuovo restyling per proseguire la sua storia nella Scuola d’Arte Bonsai.

Prima di iniziare la modellatura la prima operazione è stata quella di pulire i margini degli ampi shari dalla corteccia ormai morta.

 

Mugo: Cleaning dead wood.

Per questo vecchio Pino mugo che ho da circa un anno è arrivato il momento della ristrutturazione ma prima di mettere mano ai rami è necessario pulire il legno secco e trattarlo con liquido jin in modo da preservarlo nel tempo.

Alcune zone secche erano ancora coperte di corteccia, pertanto è stato necessario rimuoverla accuratamente fino al margine della vena viva.

 

Mekiri su Pinus Thunbergii

Essendo questa una pianta in formazione il vigore dei nuovi germogli è molto sbilanciato per questo motivo l’intervento è stato suddiviso in 3 step cominciando prima col taglio dei germogli più deboli, dopo 1 settimana ho tagliato quelli medi e dopo 2 settimane ho eliminato i germogli più forti.

Questa diluizione nel tempo dei tagli (2 settimane tra il primo e l’ultimo taglio) genera un ritardo nello sviluppo delle nuove gemme che consente di riequilibrarne la forza e la lunghezza.

1° step: 08/07 – Taglio dei germogli deboli:

2° step: 15/07 – Taglio dei germogli medi e modellatura dei rami bassi:

3° step: 22/07 – Taglio dei germogli forti e modellatura completa dei rami:

Risultato della lavorazione che terminerà in autunno con il taglio degli aghi vecchi e lunghi lasciando (quasi) solamente i nuovi aghi corti su una ramificazione correttamente strutturata. Passaggio da un materiale grezzo ad un bonsai.

Mekiri su Pinus Nigra

Sono alcuni anni che sto coltivando questo esemplare yamadori di Pino nero italiano (Pinus Nigra) applicando regolarmente le tecniche giapponesi che si usano sui pinoi giapponesi (thunbergii e densiflora) ma adattate alla diversa vigoria del Pinus nigra.

Ho iniziato a coltivarlo nel 2014 ed in questi 5 anni gli interventi sono stati mirati a produrre la ramificazione secondaria e terziaria, inizialmente ogni ramo terminava con 2 / 3 gemme come avviene spesso con gli yamadori. L’applicazione delle tecniche di potatura corrette serve invece a produrre una ramificazione ravvicinata e ben suddivisa propria di un bonsai di pregio.

Stato della ramificazione nell’aprile 2014:

In questi 5 anni i rami si sono molto ramificati ma anche quest’anno è necessario applicare il Mekiri per bilanciare il vigore dei rami e ridistribuirlo sulle gemme più interne eliminando alla base i germogli più forti.

La pianta è ancora in formazione e presenta quindi un vigore molto sbilanciato sui vari germogli: quelli all’apice del ramo si sono allungati di 10-12 cm mentre quelli più interni solo di 1/3 cm a seconda dei rami. Il taglio dei germogli più forti consente di redistribuire il vigore sulle gemme interne e produrne di nuove nel punto del taglio.

La differenza di lunghezza è piuttosto evidente, ma all’interno dei rami vi sono molte gemme laterali prodotte dagli interventi applicati negli anni precedenti.

Si osserva bene la tipica forma appuntita della gemma del pino nero che in questo periodo è già perfettamente formata e riconoscibile, cosa che invece non avviene ancora nel Pino Thunbergii.

Rimozione del filo sui Silvestri

Il Pino silvestre è un’essenza vigorosa e che gonfia molto rapidamente i rami, è pertanto controllare attentamente il filo applicato, soprattutto sulle piante giovani e sui rami apicali, già a fine Maggio comincia ad incidere in modo evidente e pertanto rimosso.

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Le piante più stabilizzate, crescendo con meno vigoria possono mantenere il filo anche per più di 1 anno ma il controllo va comunque fatto.

Riduzione degli aghi su pino nero

Il pino nero giapponese ‘Kuromatsu’ (Pinus Thunbergii) è una delle varietà tipiche del bonsai giapponese, ma presentando un ago molto lungo, per essere mantenuto in forma bonsai richiede l’applicazione di una tecnica specifica finalizzata alla riduzione dell’ago.

Tale tecnica denominata Tambaoo si basa sul taglio estivo del germoglio (mekiri) che stimola l’emissione di una seconda vegetazione. Le foto documentano l’intervento  effettuato su questo pino nero (da giugno a Novembre).

Stato della vegetazione a fine Giugno 2018 e taglio dei nuovi germogli:

Stato delle nuove gemme al 04 agosto 2018:

Stato della seconda vegetazione al 31 ottobre 2018 e pulizia degli aghi vecchi, ora è pronto per la legatura.

Pulizia Shari

Il termine “shari” indica parti di legno secco sul tronco. Anche in natura, soprattutto in alta montagna, è facile riscontrare sugli alberi parti secche che derivano da urti, frane o disseccamento di alcune parti per cause naturali. In queste zone la corteccia muore o viene strappata ed emerge il legno chiaro sottostante (durame), che rappresenta l’ossatura/il sostegno della pianta.

Il termine giapponese significa appunto osso. Questa caratteristica testimonia le passate ferite, le cicatrici formatesi sull’albero e quindi un ambiente di crescita sofferto. Le parti secche si possono anche creare artificialmente con tecniche specifiche purché appaiano del tutto naturali.

Il legno secco però, esposto all’acqua e all’umidità si degrada facilmente, pertanto è necessario trattarlo e mantenerlo pulito sia per ragioni estetiche ma soprattutto per conservarlo nel tempo ed evitare che marcisca.

Ecco 2 esempi di pulizia su Abete rosso e Gienpro: